Gallery tales 2 (galerija vartai)

italian/english version

Nel verificare quello che abbiamo scritto, mancava un soggetto. Dopo aver tanto pensato e scritto dul Mercato dell’arte, dopo aver  visto delle mostre e visitato delle fiere come cronisti, discusso con alcuni alcuni artisti, abbiamo tralasciato le gallerie. Abbiamo decisodi scriverne, scegliendo casualmente tra quelle che abbiamo trovato. O meglio, non a caso, ma quelle che ci hanno qua e là interessato/For verifying what we wrote, there was a missing subject. After so much thinking and writing about the Market, we saw exhibitions, visited fairs, we  talk with some artists. But we left out the galleries. We decided to write about, randomly choosing between what we found. Or rather, not by accident, but the ones that have us interested.

Galerija Vartai

official site

La galleria Vartai nasce in Lituania nel 1991, subito dopo l’indipendenza di quel paese, e ha avuto un ruolo fondamentale, in quanto galleria privata, nella cultura lituana, organizzando non solo mostre, ma anche concerti e dibattiti, valorizzando l’arte locale allora dimenticata e prendendosi un ruolo centrale nell’area dei paesi baltici.

Per far intendere l’entusiasmo del gruppo promotore e la creatività diffusa che aveva necessità d’uno spazio per esprimersi, basta dire che nei primi 10 anni la galleria ha organizzato  quasi 160 mostre.

Vytautas-Viržbickas_To-know-the-difference-between-intellect-and-power-as-well-as-which-one-is-more-satisfying_small
TO KNOW THE DIFFERENCE BETWEEN INTELLECT AND POWER AS WELL AS WHICH ONE IS MORE SATISFYING -Vytautas Virzbickas – 2016 (photo Vytautas Juozėnas)

Ed ora? Attualmente espone Egle Jauncems, del 1984, in un’esposizione che ha per titolo Malnutrition, ovvero indaga il rapporto tra troppo e troppo poco, tra la maniacale cura nella predisposizione dei piatti dell’alta cucina e la povertà di chi non riesce a sostentarsi. Un’artista di Vilnius, che ora ci espone, ma che nel frattempo ha girato mezzo mondo (è laureata in sinologia) e ora vive ed lavora a Londra.

 

Assieme a lei Indriķis Ģelzis, artista lettone che ha studiato in Belgio, ed ha esposto in Spagna e a New York. Sculture a muro, che dialogano (secondo lui) con le installazioni futuriste o costruttiviste del secolo scorso. Ma che nella loro struttura, apparentemente semplice, acquisiscono in se la tecnologia, una logica matematica complessa, nel rimando delle linee di connessione tra le figure e gli oggetti appesi stessi (e che pure ci segue si Instagram).

Perché ne scriviamo? Sempre seguendo le cose che abbiamo visto ad Artissima, uno dei lavori probabilmente più interessanti, per noi, era quello di Vytautas Virzbickas, perché, un po’ empiricamente, di sicuro la sua ricerca decisa e potente sui materiali, senza fronzoli o cedimenti estetici, dava all’allestimento la possibilità di risaltare, specialmente nell’ambito della main section. Effettivamente una tensione, che non vorremmo dire violenta, ma che certamente esce un po’ da quello che abbiamo visto a Torino.

Chissà se ha avuto fortuna nel Mercato?

Di che si occupa? Citiamolo: “di potere dell’informazione, della cultura moderna, della geopolitica militare, della società del consumo e della solitudine individuale”.

Sounds_like_occupation_2015-1
SOUNDS LIKE OCCUPATION – Vytautas Virzbickas (2015)

Proprio con l’attenzione ai materiali, che però spesso sono proprio pezzi grezzi, raccolti da qualche parte, pietre e metalli, riesce a costruire delle opere prive di retorica, come Bench for homeless, o a interrogarsi su cosa sia più soddisfacente tra potere e intelligenza.

Volendo si può comprare su artsy.net è tutto sommato con 1000/2000 euro ( ma fino a 50.000 volendo) puoi portare a casa uno dei suoi lavori.

Sarà da capire come mai le prime due gallerie che ci hanno colpito (l’altra era Rossi&Rossi) promuovo artisti originari di luoghi che normalmente non consideriamo centrali nel Mercato dell’arte. Forse è proprio questa tensione tra le differenti esperienze di vita, quest’apparente poter fare altro, e la contestuale immersione piena nei meccanismi della globalizzazione a renderle, per noi interessanti.

Oppure qualunque altra cosa. Per ora continuiamo a mappare le gallerie, aspettando poi delle conclusioni. Se possibile.

The Vartai gallery was founded in Lithuania in 1991, immediately after the independence of that country, and played a key role as a private gallery in Lithuanian culture, organizing not only exhibitions, but also concerts and debates, enhancing the forgotten  local art and then  taking a central role in the Baltic countries area.
To make us understand the enthusiasm of the promoter group and the widespread creativity that needed a space to express itself, suffice it to say that in the first 10 years the gallery organized almost 160 exhibitions.

And now? He currently exhibits Egle Jauncems, in 1984, in an exhibition entitled Malnutrizione, which investigates the relationship between too much and too little, between the maniacal care in the preparation of haute cuisine dishes and the poverty of those who can’t sustain themselves. An artist from Vilnius, who now exposes there, but who has meanwhile traveled half the world (she graduated in Sinology) and now lives and works in London.
Together with her, Indriķis Ģelzis, a Latvian artist who has studied in Belgium, has exhibited in Spain and in New York. Wall sculptures, which dialogue (according to him) with the futurist or constructivist installations of the last century. But that in their structure, apparently simple, they acquire in themselves the technology, a complex mathematical logic, in referring to the lines of connection between the figure and the hanging objects themselves (and that also  follows us on  Instagram).

Why do we write about it? Always following the things that we had see at  Artissima, one of the probably most interesting works for us was that of Vytautas Virzbickas, because, a little empirically, for sure his decisive and powerful research on materials, without frills or aesthetic yielding , gave the setting the chance to stand out, especially in the main section. Indeed, a tension, which we do not want to say violent, but which certainly comes out a little from what we saw in Turin.
Who knows if he was lucky in the market?
What does he do? Let us quote him: “of the power of information, of modern culture, of military geopolitics, of the society of consumption and of individual solitude”.

Precisely with the attention to materials, which are often just raw pieces, collected somewhere, stones and metals, he can build works without rhetoric, such as Bench for homeless, or questioning about what is more satisfactory between power and intelligence .
If you want you can buy his works on artsy.net is all in all with 1000/2000 euros (but up to 50,000 if you want) you can take home one of his works.
We’ll have to understand  why the first two galleries that have impressed us (the other was Rossi&Rossi) promote artists originating from places that normally do not consider central in the art market. Perhaps it is this tension between the different experiences of life, this seeming to be able to do something else, and the simultaneous immersion in the mechanisms of globalization to make them interesting for us.
Or whatever else. For now we continue to map the galleries, then waiting for conclusions. If possible.

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