Terzo viaggio – third trip

italian/english version


Non sapersi orientare in una città non significa molto.

Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa
come ci si smarrisce in una foresta.
W. Benjamin, Infanzia Berlinese

Shake that paranoia, can’t stop the rock
Shake that paranoia, can’t stop the rock…
you can’t shake that paranoia, come move me, move me…
Dancing like madonna into the groovy.
Apollo 440


Aggirandoci nei nostri poveri luoghi, dell’infanzia, abbiamo trovato molti suggeritori che hanno voluto dirci del nostro viaggio, come trovare la strada, dove andare e quali sono i pericoli. In buona e cattiva fede molti, alla fine, cercano di traviare il Pellegrino, non sanno dove mandarlo oppure l’indirizzano volutamente male. Gira e rigira non è facile trovare il giusto Starec, che sappia consigliarti gentilmente dove andare, senza invidia e presunzione. Alla fine è difficile trovare chi t’indirizzi leggermente, sapendolo.

Oggi è ancora peggio, poiché non c’è un monte in cui il nostro starec possa stare isolato a togliere conoscenza a ciò che sa, a ridurre all’essenziale il suo pensiero contraffatto, ammaliato, ma pure contorto, dal sussurro provocatorio del Mercato.

Riprendiamo il sentiero, con lo stesso cammino, verso la stessa meta (Battiato).


Entriamo in una foresta, ma che sia oscura se no non ci serve. Dobbiamo abbandonare le nostre regole base, voltarci altrove rispetto al Bene-Padre-Sole-Capitale che ci è impossibile guardare come è impossibile sopportare ogni realtà senza mediazione. Però, sotto sotto, sono proprio loro, nudi, che vogliamo trovare sperando d’incrociarne lo sguardo senza esserne abbagliati. Abbandoniamo all’ingresso del bosco il nostro bagaglio di segni, le mediazioni tra noi e il Padre-Sole- ecc. poiché essi sono sicuramente scritti dalle nostre mani guidate dal Mercato. Non c’illudiamo d’esserne esclusi all’atto di tradurre il nostro pensiero in linguaggio. Oddio, potremmo certamente evitare il bosco restando nel soliloquio dell’anima, nelle praterie senza differenza, vuote. Ma noi entriamo, portandoci di nascosto dei segni, che ci sembrano un po’ meno segni.

Il nostro viaggio si riduce, alla fine, in un parricidio sofferto. Sappiamo bene che, come Don Chisciotte, non abbiamo molti consigli e molta saggezza da distribuire. Possiamo raccontare solo gli eventi che ci accadono, in una narrazione che non può comunque essere romanzo. Da molto sappiamo che proprio il romanzo è la forma autoconsolatoria d’espressione piacevole della borghesia. Cioè proprio la nostra carne, esposta al Mercato, che si compiace del dolore che le viene inferto in un ben salotto.


Entriamo nel deep web se volete. Nel mondo opposto al vostro, in cui non abbiamo voglia d’essere conosciuti. Non mettiamo nemmeno a disposizione i nostri dati, tanto è diverso l’ingresso. Lì non c’interessa essere noti, né lasciare traccia, ed anzi vogliamo evitare tracce e tracce di tracce. Noi parliamo solo con chi ci vuole conoscere concretamente, perché gli diamo qualcosa. E poi ci cancelliamo. Non abbiamo bisogno di inventarci come scalare i templi di Google, noi stiamo. Offriamo. Volendo, se  lo vogliamo, in quel mondo non ci conoscerai. Non ci pagherai: solo al primo livello, quello dei bambini che vanno su Tor, abbiamo delle nostre monete, comunque tracciabili. Ma superato il borsellino paterno, se vuoi fare qualcosa di serio, sappiamo noi come fare. Lo spazio nascosto, che Google non vede nè vuole esser visto, è il 96% di ciò che esiste, come la materia oscura,  mentre il resto sta nel tuo povero vivere. Noi essendo narriamo, non scriviamo nulla, magari a voce e di voce in voce. Non ci registri, devi ricordarci.

Ma se usciamo dal nostro caro Inferno, per tornare alle buone maniere, dimenticandoci le perversioni non declamate, smerciate, se può esserci un luogo, un posto in cui l’intera articolazione dell’essere, la sua molteplicità come la sua unità, si riflettano non può che stare nell’instabilità del logos (Gadamer), perchè è chiaro che se diciamo qualcosa, istantaneamente lo tradiamo con la complicità del Mercato. In quest’oscillazione lasciva sta la nostra speranza che esista un reale non mediato e allo stesso tempo comprensibile, esprimibile, pensabile. Se no son balle.

Pensiero-Logos-scrittura ci portano danzando in un sentiero rischioso, nascosto, pericoloso che noi allegramente eviteremo perché abbiamo ascoltato i racconti dei nostri predecessori, che pure hanno fallito, e noi non siamo certamente migliori. Le nostre tasche cariche di segni/non segni si riempono dell’ambiguità di quegli spazi che forse è meglio rimuovere, per quanto non sia facile con un sorriso, per bello che sia il nostro viso spaventato.
Se non si trova un percorso che ci faccia salire , ci butti là una corda, ci spieghi il varco nel percorso tra ente ed essere, che poi è sempre essere e non essere (ma non è questo il problema), allora possiamo pensare che in fondo bene e male siano tanto uguali da rimandarci nel web oscuro, che tanto valga prenderci segni e sensi e goderci il Mercato.

Ma di nuovo è il narrare, che ci salva dal segno, a riportarci al nostro obiettivo, a mirare quel punto forse esterno al mercato (forse no). Le fiabe, inaspettatamente, spontaneamente, ci ricordano come si può ricordare senza un nesso psicologico, senza costruire su ogni straordinario una gabbia del normale del Mercato. La fiaba d’altra parte ci ha già rasserenato contro altri miti, e non era un’idea per infanti, come oggi, ma il modo in cui l’umanità superava la paura, si riconciliava alla natura. Contro il romanzo, che pure ne è fratello, il narrare 1) prevede una memoria che sia tutta mia. Non la memoria offertami in dono dal mio cellulare, in ogni istante, ma decisa per me dal Mercato 2) prevede ci sia un pubblico annoiato. La noia, dice Benjamin, è premessa alla narrazione 3) sta nell’effimero. La memoria umana modifica, rimuove, costruisce il racconto verbale. Don Chisciotte, ma anche il buon protagonista di Big Fish, il film di Tim Burton,  lottano, o tentano di lottare con noi.  In Big fish, storie di una vita incredibile, il protagonista, in punto di morte, racconta le storie assurde e strampalate con cui ricostruisce la propria vita al figlio, che essendo dotato del buon senso comune, le trova stupide e superficiali. Vuole riportare il padre alla sana realtà, ma proprio in morte scoprirà la verità, non metaforica, leggendaria ma concreta, fisica di tutti i giganti, le streghe gli impossibili personaggi raccontati. Ciò che narriamo è più reale di quello che analizziamo, o comunque meno intriso d’irrealtà di ciò che vaglieremmo con gli strumenti che il Mercato ci dona.

Ma tutto questo non esce del tutto dall’ambiguità del reale. Torniamo alla partenza, ma non senza esperienza acquisita. Abbiamo ancora la possibilità d’essere annoiati? Ed essendo annoiati sapremmo, una volta abbandonate le viscere del Mercato nascosto, accogliere l’effimero, il segno meno segno, che passa solo dalla nostra parola oppure vorremmo fosse ricordato? Raccontiamo a chi ci aspettava all’inizio che non abbiamo saputo abbandonare del tutto il logos come protezione dal Padre-Bene-sole-Capitale, che ancora ragioniamo nel Mercato, ma che forse ora sapremo dire meglio la nostra storia. E, dunque, aggirandoci nei nostri poveri luoghi….

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Third trip

But to lose one’s way in a city, as oneloses one’s way in a forest,
 requires some schooling

W. Benjamin ,Berlin Childhood

Shake that paranoia, can’t stop the rock
Shake that paranoia, can’t stop the rock…
you can’t shake that paranoia, come move me, move me…
Dancing like madonna into the groovy.
Apollo 440

Turning in our poor places , childhood , we found many prompters who wanted to tell us of our journey , as you find your way , where to go and what are the dangers . In good and bad faith many , at the end , trying to mislead the Pilgrim, have nowhere to send him  or deliberately directing him on the wrong side. Round and round it is not easy finding the right Starec , who can advise you where to go gently , without envy and presumption . In the end it is hard to find who can direct you slightly , knowing where . Today is even worse , because there isn’t a mountain where our starec can be isolated to remove knowledge to what he knows , to reduce his thought to the essential, not counterfeit and fascinated , but also twisted , from the Market’s whisper provocative .

Let’s continue our path, with the same path, toward the same destination  (Battiato). 


We enter a forest, but it must be dark otherwise we don’t need it. We have to abandon our basic rules, turn around somewhere other than the Well-Father-Sun-Capital that we can not look like you can not bear any reality without mediation. But, deep down, they are the ones, naked, that we want to find hoping to meet their eyes, without being dazzled. We leave our luggage of signs at the entrance of the forest, the mediations between us and the Father-Sun-etc. Because they are surely written by our hands guided by the market. We don’t have illusion of  being excluded from the Market at the time of translating our thoughts into language. Oh God, we could certainly avoid the forest by remaining in the soliloquy of the soul,  in the prairies without differences , empty. But we enter, carrying some signs, which seem a bit ‘less signs. 

Our travel is reduced, at the end, to a suffered  patricide. We know that, like Don Quixote, we don’t have a lot of advice and a lot of wisdom to be distributed. We can tell only the events that happen to us, in a narrative which may not be a novel. Since we know  that the novel is the form of expression pleasant and  auto-consolatory  of the bourgeois. That is our own flesh, exposed to the Market, which welcomes the pain that is inflicted in a nice lounge.


We enter the deep web if you like. In the world opposite to yours, where we don’t want to be known. It does not even available to our data, so much is different the entrance. There is nobody interested in being known and indeed we wants to avoid traces and traces of traces. We talk only with those who want to know us concretely, because we give something. And then we delete ourself. We do not need to invent how to climb the temples of Google, we are. We offer. If we desired, if we wish, in this world you can’t knows us. You can’t pay us, only at the first level, where the childrens go with Tor, we have coins, however traceable. But exceeded the paternal purse, if you want to do something serious, we know how to do. The space is 96% of what exists, such as dark matter, while the rest is in your poor live. Being we narrate, we do not write anything, maybe to voice and voice to voice. No records, you have to remember. 

But if we go out of our dear Hell, to return to good manners, not forgetting the perversions not declaimed but sold, can be a site, a place where the whole articulation of being, its multiplicity as its unity, are reflected It can only be in the instability of the logos (Gadamer), because it is clear that if we say something, instantly we betray it with the complicity of the market. Here, In this lascivious oscillation, is our hope that there is the real, unmediated but understandable, expressible, thinkable. If not, everything is a lie.Thought-Logos-writing take us, dancing, in a risky path, hidden, dangerous that we will avoid cheerfully, because we listened to the stories of our predecessors, who also have  failed, and we aren’t certainly better. Our pockets, full of signs / no-signs, are filling  of the ambiguity of those spaces that maybe it’s better to remove, although it is not easy with a smile, for how  nice is  our face scared. Unless we find a path that can make us climb, or someone who can throw a rope there,  to explain the gap in the path between the entity and being, which is always to be or not be (but that’s not the problem), then we can think that in bottom good and evil are so similar to send us back into the dark web, which is worth  take our signs and senses and enjoy the Market. But again it is the narrative that saves us from the sign, to bring us to our goal, to aim that point perhaps external to the  market (maybe not). Fairy tales, unexpectedly, spontaneously, reminds us that you can remember without a psychological nexus, without building a cage of every extraordinary by the  Market normality. The fairy tale on the other hand has already calmed against other myths, and it wasn’t an idea for infants, as today, but the way in which humanity overcame fear, is reconciled to nature.


Against the novel, which nevertheless is his  brother, the  narration 1) expected that there is a  memories that is all mine. Not a memory offered to me as a gift from my cell phone, all the time, but decided for me by Market 2) provides  a bored audience. The boredom, says Benjamin, is the premise of  narrative 3) is ephemeral. The human memory  modifies, removes, builds the oral history. Don Quixote, but also the good hero of Big Fish, the Tim Burton film, is struggling, or trying to fight with us. In Big fish, stories of an amazing life, the protagonist, on his deathbed, tells the  absurd and outlandish stories wherewith he reconstructs his life to his son, who is provided with common sense, finds them  stupid and superficial. Wants to bring her father to the healthy reality, but at death will discover the truth, not metaphorical, not legendary but concrete, physical of all giants, witches , the impossible characters he has recounted. What we narrate is more real than what we analyze, or at least less steeped in unreality of what we could study with the tools that the Market gives us.

But all this does not come completely out of  the ambiguities of reality . Let’s go back to the start, but not without experience . We still have a chance to be bored ? And if we can being bored we would know , once abandoned the bowels of the hidden market , accommodate the ephemeral,  the sign minus sign , that  pass only from our words or we would like to be remembered? We tell those who waited for us at the beginning that we haven’t be able to abandon the logos as protection from the Father – Well – sun -Capital , we still reason in the Market , but, perhaps,  now we will say our story in a better way . And then, turning in our poor places ….



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