Mi ha saettato Apollo –Apollo has struck me*

*Friedrich Hölderlin
 
Uomini tedeschi . German men
Walter Benjamin

tempo per leggerlo/time to read it: 2h
dove comprarlo:adelphi
where to buy it: english


Tutto sommato non è nostra abitudine, né una nostra intenzione futura, scrivere recensioni di libri, ma tant’è un collettivo si può anche contraddire e in questo testo curato da Benjamin abbiamo trovato alcune parole che ci hanno affascinato, poiché siamo egocentrici e abbiamo intuito che potevano essere a noi affini. Questo non vuol dire nemmeno che ora cercheremo avanti e indietro nella storia i testi, i lavori, gli articoli che ci danno ragione, o ci smentiscono, ma è pur vero che tanta è la nostra consapevolezza di non poter essere, nel Mercato, originali (largamente motivata in molti altri nostri post) che pure possiamo riconoscere d’avere avuto dei precedenti, magari inconsapevoli.           

Di cosa si tratta? Tra il 1931 e il ’32 Benjamin iniziò a pubblicare a puntate delle lettere di illustri personaggi tedeschi del passato (a volte anche poco illustri) sulla Frankfurter Zeitung con un proprio commento. Le 25 lettere, che sono state scritte in 100 anni esatti, 1783/1883, servivano a riflettere sulla fine della grande cultura tedesca e sull’avvento del nazismo, che difatti l’anno successivo saliva al potere. Nel 1936, in Svizzera e con lo pseudonimo di Detlef Holzn viene stampato il volume. E così possiamo leggere Goethe, Forster, Seume, Hölderlin, Brentano, Büchner, la poetessa von Droste o i fratelli Grimm e molti altri, come il chimico Liebig, famoso per l’invenzione del dado da brodo, mentre scrivono delle loro private faccende.Sullo sfondo  il protagonista, nemmeno troppo nascosto, è Goethe. A lui sono spedite alcune lettere, ne viene pubblicata una sua, l’unica con commento finale sulla lingua, e tutto inizia con una lettera, tenuta fuori dal mazzo, in cui ne  viene annunciata la morte nel 1832. C’è un prima e un dopo Goethe, poiché Benjamin, che si vede di fronte Hitler che giunge al potere, condivide questa sua frase “noi, come forse altri pochi, saremo gli ultimi di un’epoca che non tornerà tanto presto”.

 video:The artist is absent (veditu 2017)


“Uomini tedeschi”, ma ci sono  delle donne ed uno svizzero, era un titolo per fare circolare il libro anche sotto il Terzo Reich, ma già dall’epigrafe “dell’onore senza gloria, della grandezza senza splendore, della dignità senza mercede” si capisce che si va contro il pomposo delirio nazista.

Perché c’interessa? Alla violenta retorica nazista Benjamin non contrappone l’alta espressione della cultura tedesca, la bellezza delle arti o una sorta di contro retorica del bene. Non c’è ciò che di meglio ha prodotto lo “spirito tedesco”, ma lettere private di vario livello e tenore, anche se alcune, come quelle di Hölderlin e Goethe, già molto note. La tradizione alternativa al nazismo, che in esso non poté essere assimilata, è quasi sottotraccia o, per usare un termine che abbiamo spesso indicato anche per l’approccio che riteniamo attualmente necessario rispetto al Mercato, “Discreta”. Sono accenni d’illuminismo, mai troppo germogliati in Germania, una razionalità non esibita, una sobrietà anche nei sentimenti. Non per incensare le doti borghesi, di cui Benjamin coglie bene l’essenza quando nell’introduzione a una lettera parla dell’Humanitas che ha cercato di raccogliere, ma anche dei limiti che l’imbrigliavano. Difatti, probabilmente, se gli autori si fossero accorti della meschinità della piccola proprietà privata, avrebbero perso un po’ di quell’ingenuità che rende queste lettere credibilmente insediate in uno spazio esterno al totalitarismo.
In tal senso le lettere vanno prese per tipo sociale e non per individuo. Singolarmente sono anche grette e imbarazzanti, come quella di Seume al marito dell’ex fidanzata, che ci fa ancora arrossire. O quella in cui l’autore vuole avere notizie d’un amico al fronte, comunica della morte della propria moglie e poi chiede se per caso l’editore, a cui la missiva era indirizzata, ha già pagato del tutto l’ultima traduzione della defunta e in caso se riesce a saldare “volentieri” il rimanente. E’ il generale delle lettere che dà il segno alla raccolta. La sobrietà del linguaggio diventa laconica, come sottolinea in un saggio Adorno. Ma, in quei tempi è importante, l’essere legati fino in fondo all’oggettività non preclude la speranza, delle speranze solo confusamente sentite, come nella lettera della giovane poetessa Annette von Droste-Hülsoff che confida la profonda nostalgia per i luoghi in cui non è o per le cose che non possiede.

Ma c’è qualcosa di più, di più profondo, secondo noi nella raccolta. A parte il nostro piccolo piacere a veder Benjamin sbeffeggiare la nuova oggettività, come corrente letteraria tra le due guerre, pensando all’ennesima riproposizione del realismo (contro ogni evidenza detto nuovo) che qualcuno cercava ancora recentemente di buttarci addosso. C’è che in 25 lettere più una non viene proposto nemmeno un filosofo. Può essere che Benjamin pensasse che in tutta la filosofia tedesca da metà settecento a metà ottocento non ci fosse nulla di adatto a questa raccolta? Certamente non nascondeva la sua avversione all’idealismo e all’arcinemico Kant, ma d’altro canto erano i suoi terreni di scontro e non aveva la meschinità di metterli da parte per questo, anzi al contrario, la sua era una contrapposizione ammirante.
E quindi?
Secondo noi questo è un testo che sperimenta un’idea su cui Benjamin tornerà, ovvero di una filosofia che non ha bisogno di testi, o quantomeno di una “sua filosofia senza testi”, ma bensì fatta di montaggio, giustapposizione, affiancamento di scritti d’altri, che parlino da sé. Un’espressione che sceglie anche il terreno di scontro verso i grandi sistemi organizzati dei filosofi che l’avevano preceduto. Uno scarto di lato, in cui il pensiero è intuito, non dato in concetti conclusi, che alla fine non possono che tradirlo.
Non è un lavoro letterario, non è una raccolta di testi, è un’opera filosofica in cui l’autore si ritrae, offre una possibilità scegliendo e organizzando i testi, ma non mette su un’ennesima corazzata che si scontri con le altre altrettanto forti.
Testi sobri e attinenti alla realtà. Lettere che dal reale, però, alludono alla speranza e quindi all’utopia. Un pensatore che si allontana, che costruisce frammenti in luogo di muri. Pur offrendo un testo militante, anche se, alla fine, lo stesso Adorno riconosce che ha avuto uno scarso peso politico. Certo non abbiamo paragoni da fare, che dopo tutte le analisi del Mercato che abbiamo fatto, dopo tutta la gioia che abbiamo raccontato nell’esservi immersi, sarebbe una contraddizione troppo forte pure per noi. Ma forse questo ci pare un metodo migliore di molti altri, molto solidi e ideali e convincenti, per capire se negli interstizi del Mercato c’è uno spazio vuoto, esterno, alternativo.
Se non altro per la soddisfazione di trovarlo, di sapere che esiste e poi lasciarlo…

english version

It is not our habit, or an ours future intention, to write reviews of books, but  a collective  can also contradict himself and in this text Benjamin we have found some words that fascinated us, since we are egocentri, and we have intuited which could be similar to us. This does not even mean that we will now look back and forth in the texts, the works, the articles that give us reason, or they deny us, but it is true that we have so much is our awareness that we can not be original in the Market (largely motivated in many  post) which we can also recognize we have had previous, perhaps unknowingly.

What is it about? Between 1931 and 32, Benjamin began publishing some letters from illustrious German characters of the past (sometimes even little illustrious) on Frankfurter Zeitung with his own commentary. The 25 letters, which were written in exactly 100 years, 1783/1883, served to reflect on the end of the great German culture and the advent of Nazism, which in fact came to power in the following year. In 1936, the volume was printed in Switzerland and under the pseudonym of Detlef Holzn. And so we can read Goethe, Forster, Seume, Hölderlin, Brentano, Büchner, the poet von Droste or the Grimm brothers and many others, like the Liebig chemist, famous for broomstick invention, while write about their private affairs. The protagonist hidden, not even too hidden, is Goethe. Some letters are sent to him, one of them is published, the only one with a final comment on the language, and it all begins with a letter, kept out of the bunch, where death was announced in 1832. There is a first and one after Goethe, because Benjamin, who sees Hitler coming to power, shares his sentence “we, like perhaps a few others, will be the last of an era that will not come back so soon.”

“German men”, but there are also women and a Swiss, was a title to circulate the book even under the Third Reich, but already from the epigraph “of the honor without glory, of greatness without splendor, of dignity without merchandise” you understand that you go against the pompous Nazi delirium.

Why do we care? to the violent  Nazi rhetoric Benjamin don’t oppose the high expression of German culture, the beauty of the arts or a kind of rhetoric of good. There is nothing of the best produced by the “German spirit”, but private letters of various levels and tenor, although some, such as those of Hölderlin and Goethe, are already well known. The alternative tradition to Nazism, which could not be assimilated in it, is almost subtle or, to use a term that we often referred to for the approach we deem necessary to the market today, “Discreet”. They are hints of enlightenment, never too germinated in Germany, an unreported rationality, a sobriety even in feelings. Not to incite the bourgeois qualities of which Benjamin sees the essence when in the introduction to a letter he speaks of the Humanitas that he sought to collect, but also of the boundaries that imprisoned him. Indeed, probably, if the authors were aware of the pettiness of small private property, they would have lost some of the naivety that makes these letters credibly settled in a space outside totalitarianism.
In this sense, letters must be taken by social type and not by individual. They are singularly sometimes  narrow-minded and embarrassing, like that of Seume to her ex-girlfriend’s husband, which still makes us blush. Or the one in which are asked  some friend’s news from the front, communicates the death of his wife and then asks if the publisher, to whom the letter was addressed, has already paid off the last translation of the deceased and if he succeeds in “willingly” pay  the remainder. It is the general of the letters that gives the sign to the collection. The sobriety of language becomes laconic, as emphasized in an Adorno’s essay. But, in those times it is important, that being tied up to the  objectivity does not preclude hope, often confused, as in the letter of the young poet Annette von Droste-Hülsoff who confides the deep nostalgia for places in which is not or for things that it does not possess.

But there is something more, deeper, in our opinion, in this collection. Apart from our little pleasure to see Benjamin mock  the new objectivity, the literary current between the two wars, thinking of the umpteenth repurposed of realism (against any evidence called new) that somebody recently was still trying to lay on us. There is not even one philosopher in 25 letters plus one. Could it be that Benjamin thought that in all the German philosophy since the mid-eighteenth century to mid-nineteenth there was nothing suitable for this collection?


Certainly he did not hide his aversion to idealism and the archenemy Kant, but on the other hand those were his clashes and he did not so ungenerous to set them apart for this, on the contrary, his was an admiring contrast.
And then ? According to us, this is a text that experiences an idea on which Benjamin will return, that is, of a philosophy that does not need texts, or at least his “philosophy without texts”, but rather made up of editing, juxtaposition, of writings d ‘others, who speak for themselves. An expression that also chooses the terrain of confrontation with the great organized systems of the philosophers who had preceded it. A side deviation, where thought is intuited, not given in concluding concepts, which ultimately can only betray it. It is not a literary work, it is not a collection of texts, it is a philosophical work where the author retraces, offers a possibility by choosing and organizing the texts, but does not put on another armor that clashes with the others equally strong.

Sober and relevant texts to reality. Letters that from the real, however, allude to hope and therefore to utopia. A thinking thinker who builds fragments instead of walls. While offering militant text, though, in the end, Adorno himself recognizes that he has had little political weight. Of course we do not have comparisons to do, after all the analysis of the Market that we did, after all the joy we have told you to be immersed, would be a contradiction too strong for us to. But perhaps this seems to be a better method than many others, very solids and ideal and convincing, to see if there is an empty, outer, alternate space in the interstices of the Market. 


If nothing else for the satisfaction of finding it, knowing it exists and then leaving it …

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