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In questa fase in cui c’è cosi poco da fare abbiamo pensato, invece di scrivere un ulteriore articolo sul COVID di riprendere una pratica iniziata tempo addietro e poi abbandonata, ovvero di raccontare alcune gallerie che ci hanno in qualche modo colpito o perché incontrate a qualche fiera, o perché rappresentano artisti che ci hanno interessato oppure, infine, perché trovate in rete.
Per mettere a verifica un po’ le nostre idee abbiamo iniziato con gallerie con sedi in paesi “decentrati” rispetto ai centri in cui, nel nostro immaginario, il Mercato dà il meglio di sé (qui i precedenti articoli: Rossi&Rossi,galerija vartai ).
Ora invece ci occupiamo della Galleria Arcadia Missa di Londra.
Ci siamo arrivati tramite la sua attività editoriale, con la quale pubblica una rivista “How to sleep faster”, dei libri d’artista e libri di vario genere (scritti o romanzi di artisti, antologie ecc.).


La galleria nasce nel 2011 come spazio indipendente e diviene una realtà commerciale a partire dal 2014 e il suo stile fa si che sia, per certi versi, più che centrale territorialmente ma allo stesso tempo tematicamente eccentrica. A partire dal lavoro della sua fondatrice e direttrice RÓZSA ZITA FARKAS ed il suo lavoro sul corpo femminile (nel 2014 ha curato, tra le altre, la mostra The Posthuman Era Became a Girl alla South London Gallery ) non si preoccupa di mettere a questione il Mercato attraverso una visione critica delle soggettività.

In tal senso non bisogna stupirsi di trovare come riferimenti ai testi delle loro mostre, invece di pensatori a la page, lo studioso anti carcerario Liat Ben-Moshe, Jaskiran Dhillon, per il suo concetto di “entropia anticoloniale” o addirittura che non si senta la necessità di scrivere molto più di quello che dicono gli artisti e le artiste, magari tramite proprie poesie.
Chiaramente la scelta delle artiste e degli artisti presenti seguono di conseguenza, e con una certa coerenza, questa scelta.
Finché non sarà possibile andare direttamente nella sala di Londra, la galleria ha aperto la sua sala online “Open office”. Se volete un consiglio potete dare un’occhiata alla mostra virtuale di Penny Goring.

Parliamo certamente di una galleria commerciale, che va a Basilea, pone attenzione alla comunicazione e si rapporta alle riviste ed alla critica come qualunque altra, ma adottando una visione propria che non cede mai, fin nella grafica delle pubblicazioni, alla banalità che tante volte abbiamo denunciato nel ripetersi degli stessi riti del contemporaneo. Il fatto che abbia un suo posto nel Mercato è per noi consolante.